COS'E' L'ENDOMETRIOSI

COS'E' L'ENDOMETRIOSI

L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica in cui tessuto simile all’endometrio (quello che riveste l’interno dell’utero) cresce in sedi in cui non dovrebbe essere, come:


 - ovaie

 - tube di Falloppio

 - peritoneo (la membrana che ricopre gli organi pelvici)

 - setto retto-vaginale, vescica, intestino

 - cicatrici chirurgiche

 - e altro


Questi impianti rispondono agli ormoni del ciclo mestruale: si ispessiscono e sanguinano ogni mese, ma non potendo uscire dal corpo come le mestruazioni, causano infiammazione, dolore, aderenze e talvolta problemi di fertilità.


I sintomi principali:


I sintomi variano da donna a donna (alcune non ne hanno), ma i più comuni sono:


 - Dismenorrea severa: mestruazioni molto dolorose e il dolore spesso non risponde ai comuni antidolorifici 

 - Dolore pelvico cronico (non solo durante il ciclo)

 - Dolore ai rapporti (dispareunia)

 - Dolore all’evacuazione (dischezia) o alla minzione durante il ciclo (disuria, simile a cistite)

 - Sanguinamenti abbondanti o irregolari

 - Fatica cronica

 - Difficoltà a concepire (infertilità)

 - Gonfiore addominale cronico

 - Alterazioni dell’alvo (stipsi e diarrea cronica)


Le forme più comuni


Esistono diverse manifestazioni:


 1.  Endometriosi peritoneale – piccoli impianti (di qualche millimetro)sulla superficie del peritoneo, di  difficile diagnosi

 2. Endometriomi ovarici – “cisti cioccolato” piene di sangue mestruale alterato

 3.  Endometriosi profonda infiltrante (DIE) – lesioni che penetrano in profondità (>5 mm) e possono  coinvolgere intestino, vescica o setto retto-vaginale

 4. Aderenze tra gli organi che ne alterano la regolare motilità e funzionalità


Perché compare?


La causa precisa non è ancora completamente nota, ma i meccanismi più accreditati sono:


 - Mestruazione retrograda (sangue mestruale che risale verso la pelvi attraverso le tube)

 - Disfunzione immunitaria (il corpo non elimina correttamente le cellule fuori posto)

 - Predisposizione genetica

 - Fattori ormonali ed infiammazione cronica

 - Possibile disseminazione per via ematica e linfatica, questo spiegherebbe le lesioni distanti dalla pelvi


È importante sapere che non è colpa dello stile di vita, anche se stile alimentare e gestione dello stress possono influire sui sintomi.


Come viene diagnosticata


 - Valutazione dei sintomi da parte di un ginecologo esperto

 - Ecografia transvaginale per individuare endometriomi o lesioni profonde, definita di secondo livello perché non si limita a valutare solo l’utero e le ovaie ma anche altri organi

 - Risonanza magnetica pelvica in casi selezionati

 - Laparoscopia diagnostica: è l’unico metodo che conferma con certezza la diagnosi, ma oggi non è più la prima scelta si cerca di evitarla per quanto possibile se le immagini sono già chiare.


Come si cura


Non ci sono farmaci che fanno guarire definitivamente dalla malattia, per cui alla sospensione se ci sono ancora gli ormoni della fertilità la malattia può ripresentarsi.

Tuttavia ci sono dei trattamenti che possono migliorare i sintomi e la qualità di vita e variano a seconda dell’età, del desiderio di gravidanza e dal tipo di lesioni:


 - Terapie mediche

 - Pillola estroprogestinica

 - Progestinici (es. dienogest)

 - Dispositivi intrauterini al levonorgestrel

 - Altri approcci ormonali

ENDOMETRIOSI

ENDOMETRIOSI E FERTILITA’

Quanto è diffusa l’endometriosi e quanto pesa sulla fertilità


L’endometriosi interessa circa una donna su dieci in età riproduttiva.

Tra le donne che presentano difficoltà a concepire, l’endometriosi è riscontrata in circa il 25–50% dei casi.

È quindi fondamentale sottolineare che non tutte le donne con endometriosi sono infertili, ma il rischio di subfertilità è significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale.


Numerosi studi hanno dimostrato che il tempo necessario per ottenere una gravidanza spontanea può essere più lungo nelle donne con endometriosi. Inoltre, con l’aumentare dell’età materna, agli effetti della malattia si associa anche la fisiologica riduzione della riserva ovarica, con un ulteriore impatto sulla fertilità.


Come l’endometriosi può ridurre la fertilità

(meccanismi dimostrati)

La fertilità può essere compromessa da più fattori che spesso agiscono contemporaneamente:


1. Distorsione anatomica e aderenze


Le ovaie e le tube possono risultare adese tra loro, all’utero o ad altri organi pelvici.


Questo può ostacolare:


- la normale captazione dell’ovocita da parte delle tube

- l’incontro tra ovocita e spermatozoi


2. Infiammazione cronica del peritoneo


Il liquido peritoneale nelle donne con endometriosi contiene:


- elevate quantità di citochine pro-infiammatorie

- radicali liberi


Questo ambiente può danneggiare spermatozoi, ovociti ed embrioni precoci e interferire con i meccanismi di impianto embrionario.


3. Qualità ovocitaria e riserva ovarica


Nelle donne con endometriosi, soprattutto in presenza di endometriomi ovarici, si osservano:


- riduzione della riserva ovarica (valori di AMH e numero di follicoli antrali mediamente più bassi)

- possibile peggioramento della qualità ovocitaria, legato a stress ossidativo e alterazioni mitocondriali


4. Alterata recettività endometriale


Alcuni studi hanno evidenziato modificazioni nell’espressione di geni chiave per l’impianto (come integrine e HOXA10), che potrebbero ridurre la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione.


 Il dolore può influire sulla sessualità e il concepimento?


Sì. Dispareunia e dolore pelvico cronico possono ridurre la frequenza dei rapporti sessuali, in particolare durante i giorni fertili.


Questo rappresenta un fattore indiretto ma rilevante nella riduzione delle possibilità di concepimento spontaneo.


Stadio della malattia e infertilità


Le linee guida ESHRE 2022 e i documenti della ASRM confermano che:


Endometriosi lieve (stadio I–II):

l’impatto sulla fertilità è più difficile da quantificare, ma in media la probabilità di gravidanza è comunque inferiore rispetto alle donne senza endometriosi.

Endometriosi moderata–severa (stadio III–IV):

in presenza di endometriomi di grandi dimensioni e aderenze importanti, il legame con l’infertilità è più chiaro e documentato.


Conclusione


Per questi motivi è fondamentale che le donne con endometriosi discutano apertamente con il proprio ginecologo del tema della fertilità, in relazione:



- allo stadio della malattia

- all’età

- ai progetti riproduttivi a breve e lungo termine


Un’informazione corretta consente di vivere la relazione di coppia con maggiore serenità e, quando necessario, di valutare per tempo strategie e soluzioni adeguate.


ENDOMETRIOSI e ALIMENTAZIONE

L'IMPORTANZA DELL'ALIMENTAZIONE NEL DOLORE PELVICO CRONICO E NELL'ENDOMETRIOSI


È risaputo come sani e corretti stili di vita, il mantenimento di un peso adeguato, abbinato all’esercizio fisico, acquisiti sin dalla più giovane età, migliorano lo stato di salute generale e aiutano a prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie, anche di natura ginecologica. 


Diversi studi clinici e osservazionali correlano positivamente l'adozione di una dieta equilibrata e, in particolare, di un regime alimentare anti-infiammatorio, al miglioramento dei sintomi associati a endometriosi, sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) e altri problemi ginecologici infiammatori. 


Le evidenze scientifiche supportano l'uso della nutrizione come parte integrante della gestione clinica di queste condizioni, puntando a ridurre l'infiammazione sistemica e a regolare gli equilibri ormonali. 


Diversi studi scientifici, pubblicati su PubMed o su riviste scientifiche specifiche di ginecologia, confermano i benefici offerti da approcci dietetici come la dieta MEDITERRANEA, la dieta ANTI-INFIAMMATORIA, la LOW CARB e la CHETOGENICA HIGHT FAT nella riduzione dei livelli di infiammazione corporea e della dieta LOW FODMAP per ridurre i sintomi intestinali, che spesso sono presenti nelle pazienti che soffrono di endometriosi, dolore pelvico e PCOS. 


Naturalmente ogni professionista adotterà l’approccio nutrizionale specifico valutando la paziente durante la prima consulenza, in base ai sintomi che riferisce, alla sua routine e ai ritmi lavorativi, per aiutarla ad avere maggiore possibilità di adesione al piano alimentare (compliance).


Lo scopo comune sarà, comunque, il benessere e la salute della paziente, la regressione della patologia e il miglioramento dei sintomi.